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APPROFONDIMENTI
Storia e tecnica di lavorazione della Porcellana Capodimonte.
L'arte della ceramica vanta, a Napoli, una plurisecolare tradizione. Fu, infatti, nel 1739 che Carlo III, Re delle Due Sicilie, si fece promotore dell'apertura della prima fabbrica napoletana nelle adiacenze del suo palazzo sulla ridente collina di Capodimonte. La Fabbrica delle Porcellane di Capodimonte trova la sua origine nel matrimonio di Re Carlo con Maria Amalia Valpurga, figlia dell'Elettore di Sassonia Federico Augusto e nipote di Augusto il Forte, creatore della celebre fabbrica di porcellana di Meissen. Il successo delle Porcellane di Capodimonte è dovuto sicuramente alla felice armonizzazione della qualità dell'impasto della pasta tenera ad alto contenuto feldspatico che esalta le belle miniature eseguite in punta di pennello. La capacità propria della pasta tenera permette alla vernice di copertura di 'assorbire' la decorazione, presentando un morbido effetto di 'sottovetro'.
Le terre più adatte all'impasto in porcellana provenienti dalla Calabria, da Fuscaldo e Porghelia, diedero ottimi risultati così che questa porcellana in pasta tenera risultò superiore a quelle utilizzate nelle più celebri manifatture francesi. La qualità della pasta ottenuta era notevole: tenera per assenza del caolino difficile da modellare, specie per la resa di particolari minuti, era di uno splendido colore bianco, traslucida, con una grana finissima. Ne accresceva la bellezza una vernice di copertura di straordinaria compattezza, che determinava effetti di luce attenuata ed uniforme e toni cromatici delicatamente vellutati.
La prima fase di lavorazione consiste nel modellare esclusivamente a mano ciascuno dei singoli particolari che successivamente assemblati formeranno il pezzo. Trascorsi i tempi necessari di essiccazione per l'eliminazione dell'umidità si passa alla cottura. Questa avviene generalmente in due fasi: la prima, a 700-800 gradi C. Il prodotto a questo punto riesce ad assorbire bene il colore per cui a questa prima cottura fa seguito la decorazione realizzata a mano. La seconda cottura a 1400-1500 gradi C rende i colori indelebili e brillanti nel tempo. Le lavorazioni che prevedono un decoro in filatura di oro sano sottoposte ad una terza cottura. |
Porcellana di Capodimonte.
La porcellana di Capodimonte è un tipo di porcellana ottenuta con una antica tecnica scultorea di forgiatura e decorazione a mano.
Il nome di tale tecnica scultorea risale alle sue origini. Quest'arte infatti è nata a Napoli, nella zona collinare di Capodimonte a metà del Settecento quando il re spagnolo Carlo di Borbone e sua moglie la regina Maria Amalia di Sassonia fondarono la Real Fabbrica di Capodimonte. Le opere create dai vari artisti sono oggi conservate nel famosissimo Museo di Capodimonte. |
La storia del Capodimonte.
Per risalire alle origini della porcellana di Capodimonte è necessario rivedere le origini stesse della porcellana. I primi oggetti in porcellana risalgono al Duecento e furono conosciuti in Europa grazie a viaggiatori come Marco Polo che importarono dalla Cina una sorta di proto-porcellana ovvero una ceramica dall'impasto duro verniciata di bianco o marrone. L'Europa guardava attonita a questi oggetti nella totale incapacità di imitarli. Alla fine del XV secolo, in un periodo di grande fervore scientifico, L'Academie des Sciences in Francia e la Royal Society in Inghilterra cominciano a studiare il problema della fabbricazione della porcellana. Agli inizi del 1700 lo studioso sassone Bottger ne scopre la composizione. Si tratta di una fusione di caolino (granuli che cuociono ad alte temperature) e feldspato (un minerale legante). Nel 1710 nasce la fabbrica tedesca di Meissen sotto la tutela delle autorità sassoni che esercitano stretti controlli per evitare l'imprenditoria in concorrenza. Questo non impedisce il sorgere di altre fabbriche produttrici di porcellana. Di quegli anni è la nascita della porcellana di Sèvres e di quella di Capodimonte.
Nel 1743 a Napoli, durante la dominazione borbonica il re Carlo e sua moglie, la regina Maria Amalia di Sassonia fondano all'interno della famosa Reggia di Capodimonte, oggi Museo, la Real Fabbrica dando inizio ad una tradizione che non è mai finita.
La porcellana che si produce in questa zona ha delle caratteristiche peculiari he la contraddistinguono dalla porcellana nord europea. Al sud Italia ,infatti, non c'è il caolino pertanto l'impasto si compone di una fusione di varie argille provenienti dalla cave del sud miste al feldspato. Ne deriva un impasto tenero che da origine ad un nuovo stile.
Le figure di spicco in quegli anni sono sicuramente lo scultore Giuseppe Gricci, il decoratore Giovanni Caselli ed il chimico Livio Vittorio Schepers che perfezionò la composizione dell'impasto.
La porcellana "tenera" durante la cottura si ritira di circa il 20%, perciò se da una parte si perdono le dovizie dei dettagli tipici della porcellana nord europea dall'altra ritroviamo uno stile unico ed inconfondibile pervaso da un'armonia strutturale naturalista.
La massima espressione dell'abilità scultorea degli artisti del Capodimonte è il Salottino di porcellana creato dallo scultore Giuseppe Gricci per la regina Amalia. |
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